Se Madrid vive ancora dentro di noi

Madrid- Milano, un mese e duemila chilometri dopo. Cosa si porta a casa? Cosa rimane nella vita tutti giorni? Ma, soprattutto, cos’è cambiato? Sembra trascorsa una vita intera dai giorni di quell’indimenticabile agosto spagnolo. Giorni intensi, di crescita personale come collettiva, di fraternizzazione come di raccolta preghiera, di entusiasmo collettivo come di meditazione. Quasi un’esperienza dell’altro mondo, hanno detto. Ma questa distanza, temporale, spaziale, ci fa riflettere, ci interroga sulla profondità di questa esperienza, sulla sua incidenza nella vita reale. Resta incisa nella mente e nell’animo dei pellegrini, certo, ma come può entrare nelle vite senza restare una (splendida) parentesi? Segna i cuori nella sua straordinaria essenza di condivisione totale della comune fede in Cristo senza limiti di nazione, lingua, colore della pelle. Ma forse quel che lascia, nel fondo del cuore, oltre all’entusiasmo partorito da giornate mozzafiato, che non si vorrebbe finissero mai, è un senso più vero e più profondo di spontaneità e semplicità che ci guida nelle relazioni con l’altro, che abbatte il muro di diffidenza che ci blocca nella vita di tutti i giorni. E aiuta ad arricchirsi dentro. A vivere in profondità. A conoscere meglio se stessi come i propri compagni di viaggio. Conosciuti da un giorno o da una vita. Ed è un’esperienza che porta a volare altissimo a livello di contenuti, di riflessione approfondita e di meditazione, con le messe, le catechesi, gli incontri con il Santo Padre. Santo Padre che è stata la vera anima, la vera luce, il vero motore che ha acceso la GMG. Il coinvoilgimento, l’entusiasmo, la passione di milioni di persone non si è accesa per un puro caso, ha resistito alla pioggia, al vento e alle difficoltà di una nottata all’aperto. La veglia all’aerodromo dei “Cuatro Vientos” è stata la vera incarnazione di quel motto “Firmes en la fe”, saldi nella fede, radicati e fondati in Cristo (pur tra le difficoltà)anima e tema di questa Giornata Mondiale della Gioventù. E quando, parafrasando Primo Levi, ogni pellegrino tornerà alla sua tiepida casa, se porterà dentro di sè la carica di indescrivibile positività e profondità dei momenti vissuti e la metterà al servizio di tutti, allora Madrid potrà continuare a vivere dentro tutti noi.

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Sinistra italiana, suicidio a tempo record?

Le ultime elezioni amministrative hanno offerto un’istantanea della situazione politica italiana piuttosto sconcertante. Le principali forze di governo, il Pdl e la Lega, hanno patito una sconfitta piuttosto grave in termini numerici e pratici. Numerici perchè di voti, in termini di dati reali, ne sono andati persi molti. In soldoni, settantacinquemila voti in meno per il Pdl. Secchi. Pratici perchè sono andate perse tutte le roccaforti lombarde, tranne Varese. Desio, Rho, Pavia (provincia) sono cadute in mano al centro-sinistra. Sia che a correre fosse il Pdl con la Lega, sia che acorrere fossero i lumbard da soli. Ma il centrosinistra, che ha in mano dati confortanti in quanto a consenso politico, cosa fa? Invece che partire dalle elezioni come fondamento per una opposizione più efficace, propositiva e incisiva in Parlamento, chiede le dimissioni del premier. In base a cosa? Si tratta di elezioni amministrative, non politiche. I presupposti politici per le dimissioni di Silvio Berlusconi non sussistono. C’è forse una crisi di governo aperta? No. Il governo è andato sotto in Parlamento? No. Ci sono le condizioni per lo scioglimento delle camere? No. E allora?

Allora c’è che il voto di domenica e lunedì ha dimostrato chiaramente la sua natura di protesta contro il centro-destra italiano. Un centro-destra troppo propenso alla rissa e a i toni alti che ormai a gran parte dell’opinione pubblica (Quirinale in testa) non vanno più giù. E nemmeno la batosta del primo turno è servita a cambiare gli atteggiamenti, immutati nella sostanza. Attacchi frontali, continui, tesi a demolire l’avversario poltico. Demonizzare, demonizzare e ancora demonizzare. E gli italiani, gente pragmatica (in particolare i lombardi) hanno preferito agli strali privi di contenuto reale, politico, le proposte, della sinistra, certo, ma che almeno erano proposte concrete. E il fatto che in molti siano rimasti a casa non è affatto un caso. In tanti sono rimasti delusi dal cambio di passo annunciato da Berlusconi che non c’è stato, da un atteggiamento che non è mai stato effettivamente, fattivamente diverso dal fallimentare approccio del primo turno. Ora tocca al centrodestra avviare una seria riflessione interna, con una possibile ristrutturazione interna (Alfano coordinatore unico?). Ma anche il centrosinistra ha il suo da farsi. L’opportunità loro concessa dagli elettori è unica, un match point contro la destra berlusconiana, da non sprecare. Tentare di incanalare e amplificare il consenso in proposte di successo potrebbe far saltare un luogo comune fondamentale nell’Italia di oggi: l’incomunicabilità fra il Nord, cuore produttivo del paese, e il centro-sinistra. Questo potrebbe produrre il giusto break di mentalità tale da far saltare il banco nelle roccaforti di centro-destra, storicamente al Nord. Sempre, beninteso, che Berlusconi e compagnia non si decidano, finalmente, a cambiare atteggiamento.